Una ridefinizione del concetto di dipendenza
La maturazione della cultura degli operatori specializzati e lo
sviluppo della ricerca scientifica stanno provocando in molti la
percezione della inadeguatezza del linguaggio finora adoperato
intorno alla tossicodipendenza.
Il termine
“tossicodipendenza”, al di là della connotazione valoriale, di
segno negativo, presenta diversi limiti legati al suo impiego.
Innanzi tutto ha una pregnanza prevalentemente gergale con il
quale si identifica quasi completamente con la dipendenza da
eroina o con altre sostanze sempre però illegali. Per la
tossicodipendenza da alcol si utilizza un termine a sé
(alcolismo), mentre per altre sostanze legali, come il tabacco, si
fa difficoltà ad utilizzare un termine così pesante.
Il termine “tossico” si riferisce inoltre propriamente ad una
sostanza chimica e pare inappropriato utilizzarlo per dipendenze
da comportamenti o situazioni, come il “legalissimo” gioco
d’azzardo.
Questo termine infine, viene spesso associato non tanto ad un
concetto di malattia quanto piuttosto a pregiudizi e stereotipi
quali, ad esempio, “vizio, sporcizia, contaminazione, paura,
sgradevolezza, ecc.”
Dalla revisione in letteratura di alcune definizioni sono state
ricercate “parole ricorrenti” che potessero cioè mostrare le
connessioni del pensiero di diversi Autori. Tali parole sono state
classificate all’interno di tre categorie concettuali inerenti
aspetti temporali, aspetti comportamentali e aspetti biologici.
Per quanto riguarda gli aspetti temporali i termini più ricorrenti
sono: cronicità ed uso ripetuto.
Per gli aspetti comportamentali: compulsività, desiderio
incoercibile, cambiamento dello stile di vita (rinuncia e perdita
di valori, assunzioni di una tipologia specifica, perdita di
legami ed interessi), incontrollabilità, reperibilità della
sostanza, tossicodipendente.
Per quelli biologici: dipendenza, tolleranza, astinenza,
intossicazione, modificazione di pettern dei bisogni primari ,
sostanza, craving.
Da queste brevi note risulta utile pertanto procedere ad una nuova
definizione che consenta un approccio più clinico al tema e la
formulazione di un pensiero più condiviso.
La definizione
· Condizione patologica
· Correlata ad una alterazione del sistema della
gratificazione
· E ad una coartazione delle modalità e dei mezzi con i
quali il soggetto si procura piacere
· Caratterizzata
da Craving (desiderio compulsivo con perdita
di controllo e passaggio all’atto, con specifica sindrome clinica,
appreso attraverso un condizionamento operante)
e da una relazione con un oggetto (sostanza,
situazione, comportamento) connotata da reiterazione e marcata
difficoltà alla rinuncia.
Il primo punto evidenzia la condizione come malattia. In questi
anni si è chiarito, almeno in parte, come vi sono alterazioni
funzionali ed anatomiche che vengono provocate dall’uso di
sostanze o da particolari situazioni e che tendono a perpetuare il
meccanismo patogenetico della dipendenza.
Nel secondo punto si sottolinea come le alterazioni del sistema
biologico della gratificazione sono l’esito finale delle diverse
situazioni in grado di dare dipendenza. Per alcune sostanze
l’iterazione del sistema della gratificazione si può esprimere,
sul piano biologico, attraverso la tolleranza e la sindrome da
astinenza, ma questi due fenomeni non sono indispensabili per
includere una condizione patologica nel gruppo delle dipendenze,
essendo invece fondamentale la produzione di una sensazione di
piacere estremamente intensa. Inoltre la dipendenza si può
instaurare nella relazione con qualsiasi oggetto (con le sostanze
classiche, il gioco d’azzardo, dipendenza da sesso, sport w fatica
fisica, videogiochi, ecc.). Si scoprono sempre “nuove dipendenze”
semplicemente perché il meccanismo della relazione dipendente da
un oggetto è potenzialmente applicabile a qualsiasi “cosa”
l’individuo preferisce.
La “specializzazione” del piacere impedisce al soggetto di
utilizzare adeguatamente tutti gli oggetti del mondo per
soddisfarsi: il desiderio, la motivazione, la propulsione del
soggetto sono mossi da pochi o da un solo oggetto.
Il “craving” è attualmente un concetto chiave nello studio della
patologia da dipendenza. E’ un concetto descritto in termini
soprattutto medico-biologici, anche se il suo innesco è
riconoscibile in un meccanismo di condizionamento operante. Il
craving rende ragione, sul piano patogenetico, della compulsività
e delle ricadute.
L’ultimo punto è più legato agli aspetti specificatamente
psicologici. In esso riecheggia una visione psicodinamica: tale
aspetto deve essere inteso in senso più generale come la
descrizione della dimensione affettiva ed emotiva che si sviluppa
tra dipendente ed oggetto della dipendenza.
Bignamini E., Burroni P.: Per una ridefinizione del concetto di
tossicodipendenza. Dal fare al dire, 1/2001.