Premessa
Sembra che
siano sempre più frequenti i soggetti che presentano una doppia
diagnosi, una psicopatologica, l’altra relativa alla sostanza
assunta.
Spesso quando
si è di fronte ad una diagnosi di disturbo di personalità, si
associa una diagnosi di consumo di sostanze.
Secondo Ba e
Clerici (“Bollettino per le farmacodipendenze e l’alcoolismo anno
XXXIII 2000,n.4), la percentuale di disturbi psicopatologici che
affluiscono ai servizi per le tossicodipendenze varia dal 60% al
90%.
Aspetti psicopatologici nelle
tossicodipendenze
|
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OPPIACEI |
COCAINA |
ALCOL |
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DISTURBI DEPRESSIVI |
25% -60% |
33% |
13% |
|
DISTURBO BIPOLARE |
5,5% |
17% |
12% |
|
SCHIZOFRENIA |
1% -19% (non trattati)
0,25 (in trattamento con metadone). |
42,3%
53% |
0,5% -1,4% |
|
DISTURBI DI PERSONALITA’ |
Antisociale 60% |
70% |
78% |
|
ATTACCHI DI PANICO |
1% |
|
20% - 30% |
|
DISTURBO DA DEFICIT DELL’ATTENZIONE |
|
3,3% |
|
Tra i
disturbi di asse I sono maggiormente rappresentati i disturbi
affettivi (depressione e disturbo bipolare). Il disturbo da
attacchi di panico prevale tra gli alcol-dipendenti, mentre se si
considera la classe più estesa dei disturbi d’ansia, risulta che
questi sono presenti in una considerevole percentuale di
tossicodipendenti da oppiacei (58% secondo Gossensen, 1997).
La
schizofrenia appare scarsamente rappresentata tra i soggetti che
abusano di sostanze, senza dimenticare però che una considerevole
percentuale di pazienti schizofrenici fa (o ha fatto) uso di
sostanze (Galanter e Coll.), e che, d’altro lato, l’assunzione di
alcune sostanze (quali amfetamina e cocaina) può indurre lo
sviluppo di psicosi deliranti o allucinatorie (Brady e Coll).
Occorre
notare che molti studi valutano la prevalenza attuale dei disturbi
psicopatologici nei tossicodipendenti, senza tener conto
dell’influenza che l’uso della sostanza e la dipendenza da esse
possono avere sullo stato mentale dell’individuo.
La
disponibilità di una sostanza in grado di fornire immediata
gratificazione e sollievo dall' angoscia, oltre che capace di
instaurare una forte dipendenza fisica e psichica, può portare,
infatti, allo sviluppo di un sistema difensivo, basato su
negazione, minimizzazione, razionalizzazione, legato alla volontà
o alla necessità di difendere lo stile di vita tossicomanico.
Diverse
ricerche riscontrano che vi sia un’associazione tra disturbo di
personalità, depressione e tossicodipendenza.
Vaillant
(“Psichiatria psicodinamica”, G.O.Gabbard), ha notato che,
rispetto agli alcolisti, i politossicomani hanno maggiori
probabilità di avere alle spalle un’infanzia instabile, di
utilizzare le sostanze come una forma di automedicazione per
sintomi psichiatrici e di trarre beneficio da sforzi
psicoterapeutici tesi ad affrontare quadri sintomatologici e
patologie del carattere che sottendono alla tossicodipendenza.
L’ipotesi è
che la differenza tra abuso di cocaina e uso controllato di questa
stia proprio nella presenza o meno di un grave disturbo di
personalità.
Da
ventiquattro studi svolti (Gorton e Akhtarsi) si è riscontrata una
comorbilità oscillante tra il 18% e il 100%.
Sembra che i
disturbi psichiatrici siano presenti in misura maggiore tra i
tossicodipendenti che tra gli alcolisti.
Frequente la
comorbilità anche tra i consumatori di cocaina.
Il 73% di chi
chiede assistenza presenta i criteri per un altro disturbo
psichiatrico.
In genere
alcuni di questi, principalmente disturbi d’ansia, disturbo
antisociale e disturbo da deficit di attenzione, sono presenti
già prima dell’abuso, mentre altri, quali alcolismo e disturbi
affettivi, compaiono dopo l’abuso (Rounsaville).
Si deduce
quindi come non sia idoneo un approccio unitario alla terapia, ma
come siano necessari approcci terapeutici differenti.
Alcune ipotesi
interpretative
Sono state
date, nel tempo, diverse interpretazioni rispetto alla
tossicodipendenza.
Si pensava
inizialmente che esprimesse una regressione alla fase orale dello
sviluppo psicosessuale, per orientarsi poi sull’ipotesi che si
possa trattare di un sistema difensivo e adattivo.
L’uso di
droga sarebbe quindi correlato ad un rafforzamento delle difese
dell’io contro affetti potenti come la rabbia, la vergogna e la
depressione.
Le
interpretazioni psicoanalitiche contemporanee danno diverso
spiegazioni.
Secondo
alcuni (Khantzian) il comportamento tossicodipendente sarebbe il
riflesso della carenza della capacità di prendersi cura di sé,
dovuta a precoci disturbi nello sviluppo che portano ad inadeguate
interiorizzazioni delle figure genitoriali.
Il
tossicodipendente sarebbe quindi una persona incapace di
autoproteggersi.
Si ipotizza
anche un’insufficienza nelle funzioni deputate alla regolazione
degli affetti, al controllo degli impulsi e al mantenimento
dell’autostima, alla base di problemi nella relazione con
l’oggetto.
Il
tossicodipendente sarebbe quindi incapace di tollerare e regolare
la vicinanza interpersonale e la droga andrebbe a compensare le
carenze del funzionamento dell’io, dell’autostima e dei problemi
interpersonali.
Un' ultima
ipotesi è che la droga sia utilizzata per perpetuare il dolore e
la sofferenza: si tratterebbe quindi di una compulsione a ripetere
un trauma precoce.
Il
tossicodipendente non farebbe altro che infliggersi ripetutamente
dolore nel tentativo di risolvere stati traumatici che non possono
essere ricordati.
L’uso di
droga sarebbe quindi correlato al tentativo di controllare la
sofferenza più che alleviarla.
Il
tossicodipendente, usando droga, non farebbe altro che curare se
stesso.
Ne consegue
che sostanze diverse e specifiche vengono scelte per specifici
effetti psicologici e farmacologici a seconda dei bisogni.
Khantzian
ipotizza che la cocaina attenui lo stress legato alla
depressione, l’iperattività e l’ipomania, mentre l’eroina
tenda a ridurre i sentimenti di rabbia.
Blatt ha
condotto uno studio di eroinomani, riscontrando una dipendenza
plurideterminata dal bisogno di contenere l’aggressività, dalla
brama di gratificazione del desiderio di una relazione simbiotica
con la figura materna e dal tentativo di alleviare gli affetti
depressivi.
Un ampio
numero di tossicodipendenti da oppiacei risultano nevrotici e
manifestano sentimenti di inutilità, colpa, autocritica, vergogna.
Tendono ad
essere maggiormente depressi quando si avvicinano agli altri
preferendo quindi ritirarsi in una beatitudine isolata.
Sembra quindi
che un nucleo depressivo sia presente soprattutto in
tossicodipendenti da oppiacei.
Diventa
quindi importante contemplare una psicoterapia nel trattamento
globale del tossicodipendente da oppiacei.
La
psicoterapia è un approccio che si rivolge indirettamente alla
dipendenza, focalizzandosi sulla psicopatologia associata.
Secondo
alcuni l’astinenza dalla sostanza è un prerequisito necessario.
Una
psicoterapia a carattere espressivo-supportivo è indicata
principalmente quando:
1-Vi è una
grave psicopatologia oltre all’abuso di sostanza.
2-Faccia
parte di un programma globale di trattamento che comprenda
supporto di gruppo, astinenza, un sostituto della droga e una
terapia farmacologica.
3-Non vi sia
una diagnosi di disturbo antisociale.
4-Vi sia una
sufficiente motivazione.
L’idea è
quindi che la droga costituisca una sorta di automedicamento: il
suo effetto andrebbe a sostituire meccanismi difettosi dell’io e
la scelta della droga non sarebbe casuale, ma espressione di una
selezione. Ci sarebbe quindi un uso preferenziale della sostanza.
Fattori
predisponenti
Khantzian
avrebbe individuato quattro categorie di fattori predisponenti
all’uso specifico di cocaina: la depressione cronica, la
depressione da astinenza da cocaina, un disturbo da deficit da
attenzione e una malattia ciclotimica-bipolare.
Disturbi
psichiatrici (soprattutto disordini affettivi) sembrano aumentare
la sensibilità all’abuso di stimolanti.
Il 50% dei
consumatori di cocaina soddisfano i criteri diagnostici per i
disordini dell’umore.
Molti
ricercatori hanno anche notato che molti pazienti cocainomani
avevano una diagnosi di deficit da attenzione.
§
Disturbo da
deficit di attenzione.
Tra i fattori
predisponenti quello più indagato e per il quale ci sono più dati
è il disturbo da deficit di attenzione.
Questo è
caratterizzo da impulsività, mancanza di controllo emotivo, scarsa
attenzione, incapacità ad apprendere.
Un disturbo
di questo tipo nell’infanzia spesso è associato a psicopatologia
nella vita successiva. Molti ricercatori hanno riscontrato una più
alta percentuale di disturbi di personalità antisociale,
comportamento insolente e oppositivo, abuso di sostanza e ansia
tra persone con un disturbo da deficit di attenzione in rapporto a
persone che non presentavano questa diagnosi.
Secondo il
DSM-IV le manifestazioni del disturbo da deficit da attenzione
devono essere viste prima dei 7 anni e interferire nel
funzionamento sociale-scolastico.
Sembra che
questo tipo di disturbo presenti una componente genetica forte.
Goodman e
Stevenson hanno riscontrato nel 51% dei casi di gemelli identici e
nel 33% di gemelli fraterni, una similarità nella diagnosi di
iperattività.
Bettleheim ha
proposto una teoria per spiegare lo sviluppo del disturbo da
deficit di attenzione, suggerendo che certi fattori critici urtino
contro la vita di un bambino, che può diventare catalizzatore per
lo sviluppo di questo disturbo soprattutto se geneticamente
predisposto.
I fattori
critici che sembrerebbero predisporre il bambino allo sviluppo di
questo disturbo sono: fattori specifici (salute, temperamento,
intelligenza, fattori psicologici), caratteristiche della famiglia
(stato emotivo-psicologico, composizione socioeconomica) e
ambiente sociale.
Queste tre
aree sembrano contribuire alla vulnerabilità del soggetto.
Sembra
inoltre che differenze di temperamento tra genitori e figlio siano
un possibile agente di stress che può promuovere lo sviluppo del
disturbo in un bambino predisposto.
Un bambino
iperattivo può inoltre suscitare reazioni negative da parte dei
genitori e diventare quindi ancora più dirompente.
Anche lo
stato socioeconomico è un fattore predittivo: una posizione più
alta permette vantaggi sociali, scolastici…mentre uno stato
inferiore da una minore importanza al bambino e alla famiglia.
L’ambiente
sociale, infine, può fornire un sistema di sostegno
extra-familiare vantaggioso attraverso scuola, chiesa, come
famiglia allargata.
Hechtman,
Weiss, Perlman hanno confrontato 75 soggetti diagnosticati
nell’infanzia come iperattivi con 44 soggetti “normali” e hanno
riscontrato che negli adolescenti con disturbo da deficit di
attenzione era più frequente l’utilizzo di droga; sembra più
probabile che questi soggetti abbiano sperimentato un periodo di
dipendenza o di abuso.
Alcuni studi
riportano che il 35% di persone in trattamento per cocaina
soddisfano i criteri per il disturbo da deficit di attenzione (Carrol).
Millini e co. Hanno rilevato che il 23% degli abusatori presentano
il disturbo da deficit di attenzione e che il 50% di adolescenti
con questo disturbo preferiscono l’utilizzo di cocaina.
Sembra che
coloro che presentano tale disturbo e che utilizzano cocaina siano
più giovani al momento del primo trattamento e che facciano un uso
maggiore e più frequente. Il maggior numero è costituito da
maschi.
Beck,
Langford, MacKay e Sum hanno rilevato che trattando gli
adolescenti indicati per un disturbo da deficit di attenzione,
diminuisce per loro il pericolo di uso di droghe e alcol (non ci
sono però pochi studi di controllo che riportino un confronto tra
adolescenti con disturbo trattati e non trattati).
La diagnosi
del disturbo da deficit di attenzione negli adulti richiede la
storia della loro infanzia: si tratta quindi di una diagnosi
retrospettiva.
Il disturbo
da deficit di attenzione non è una categoria esclusiva: si
sovrappone con il disturbo di personalità antisociale e con i
disordini del comportamento.
Carrol e
Rounsaville hanno trovato un’alta incidenza di diagnosi di
disturbo da deficit di attenzione tra gli abusatori di cocaina.
Uno studio
recente rileva che da solo il disturbo da deficit di attenzione
aumenti il rischio di abuso di sostanza, in misura maggiore di
quanto lo facciano il disturbo antisociale, i disordini dell’umore
e l’ansia.
Meyer propone
cinque possibili relazioni tra abuso di sostanza e psicopatologia:
1.
I disordini
psichiatrici alterano il corso dell’abuso di sostanza.
2.
L’abuso di
sostanza altera il corso del disturbo psichiatrico.
3.
I sintomi
psichiatrici si sviluppano come risultato dell’abuso di sostanza.
4.
L’abuso di
sostanza e la psicopatologia originano da un fattore comune di
vulnerabilità.
5.
I disturbi
psichiatrici possono contribuire non specificamente alla gravità e
al corso di abuso riducendo l’idoneità al trattamento.
Molti
ricercatori hanno sollevato l’argomento della causalità, mettendo
in discussione il rapporto esistente tra disturbo del deficit di
attenzione, personalità, disordini di abuso di sostanza e di
comportamento antisociale.
Weiss e Mirin
suggeriscano che la cocaina possa essere fonte di disordini
psicologici ma anche una forma di medicazione del sé.
Cocores
propone che il disturbo da deficit di attenzione possa essere
riattivato dall’uso di cocaina, mentre Dackis e Gold affermano che
l’uso della cocaina porti ad un cambiamento dei neurotrasmettitori
e alla diminuzione di dopamina, che a sua volta può essere
scambiata per un disordine depressivo.
Molti adulti
possono manifestare disordini di personalità e di condotta
antisociale come residuo di un disturbo da deficit di attenzione
nell’infanzia.
Depressione,
ansietà e aggressione sono state osservate verificarsi spesso in
individui con disturbo da deficit di attenzione.
Bassa stima
di sé e depressione sono stati riscontrati negli studi su
adolescenti con disturbo da deficit di attenzione, forse come
risultato di frustrazioni e rimproveri a casa e a scuola.
Altri studi
hanno riscontrato un ‘elevata aggressività tra gli adolescenti che
presentano tale deficit, che potrebbe predisporli alla
sperimentazione di droghe.
La dipendenza
da sostanze di solito provoca un declino nella motivazione, come i
comportamenti depressivi e impulsivi.
Questi
comportamenti in genere rientrano con il cessare dell’abuso. La
diagnosi di disturbo da deficit di attenzione in caso di abuso di
sostanza rappresenta un problema, dal momento che la
sintomatologia di tale diagnosi include impulsività, disattenzione
e iperattività e rischia quindi di essere sottodiagnosticata se
tali sintomi vengono attribuiti alla sola dipendenza chimica.
Vi sono altre
categorie diagnostiche che possono essere confuse. Può essere
diagnosticato un disturbo bipolare in persone in realtà dipendenti
da sostanze con un disturbo da deficit di attenzione.
Probabilmente questo si verifica per la tendenza di questi
soggetti a mostrare comportamenti estremamente agitati seguiti da
periodi di depressione.
La confusione
è possibile anche con i disturbi schizofrenici, dal momento che
gli adolescenti con disturbo da deficit di attenzione possono
mostrare uno stile rapido e impulsivo, male organizzato.
Molti autori
concordano sul fatto che persone chimicamente dipendenti
soddisfano criteri per più di una diagnosi psichiatrica e che la
doppia diagnosi sia indice di una prognosi più “povera”.
Si indaga
ancora se il disturbo da deficit di attenzione potenzi o
predisponga all’abuso di sostanza, soprattutto di cocaina.
Incerta è
anche l’ipotesi della terza variabile, un fattore indipendente
dall’abuso e dal disturbo del deficit da attenzione che possa
influire sul risultato. Fattori interferenti possono essere per
esempio: genere, età, caratteristiche personali o singoli tratti.
Critiche
Dackis e Gold
affermano che la depressione nei tossicodipendenti da cocaina è il
risultato diretto dell’uso di questa potenziato dai sintomi
dell’astinenza, che portano a modifiche chimiche nel cervello
(esaurimento di dopamina).
Vi sono
tuttavia prove sufficienti che dimostrano come certe patologie,
tra le quali la depressione, si verifichino prima dell’abuso,
soprattutto con una diagnosi di disturbo da deficit di attenzione
nell’infanzia. Questo modello, inoltre, non spiega l’effetto
calmante che paradossalmente ha la cocaina su soggetti con
disturbo da deficit di attenzione.
Cocores
avanza l’ipotesi di insufficienza di dopamina per sottolineare la
correlazione tra disturbo da deficit e abuso di cocaina.
Si crede che la cocaina esaurisca la dopamina. L’insufficienza che
ne deriva può produrre un temporaneo disturbo da deficit di
attenzione, reversibile. Sembra tuttavia che il disturbo da
deficit di attenzione predisponga all’abuso di sostanza, più che
essere riattivato dalla cocaina, dal momento che tale disturbo
sembra perseverare nella maggior parte degli a adulti con questa
diagnosi nell’infanzia.
Cocores e
colleghi hanno supposto che, dal momento che i pazienti con
disturbo da deficit di attenzione rispondono agli agonisti della
dopamina come quelli usati per trattare tale deficit, la
bromocriptina, come agonista, potesse contribuire a ridurre il
desiderio di cocaina.
Questi autori
riferiscono che l’irrequietezza e la concentrazione di un soggetto
fossero migliorati dopo due giorni e un altro paziente avesse
mostrato un miglioramento dopo il terzo giorno. Questo studio ha
lasciato tuttavia molte domande senza risposta rispetto alla
dipendenza da cocaina, a ciò che è accaduto dopo i tre giorni di
trattamento e altre.
La teoria di
Khanzian sulla medicazione del sé, il concetto che gli individui
scelgono sostanze specifiche psicoattive per alleviare sensazioni
dolorose, è basato completamente su osservazioni non placebo e
cliniche.
Il sostegno
empirico viene da studi di laboratorio e modelli biologici che
hanno mostrato come la cocaina aumenti l’attività di dopamina e di
norapinefrina nel sistema nervoso centrale.
Lattaio e
Frosch hanno fornito prove del fatto che chi abusa di stimolanti e
narcotici ha tendenzialmente cercato gli effetti di amfetamine e
sonniferi per aumentare “modi di adattamento preferiti”.
Molti
pazienti trattati da Khantzian hanno riferito storie di
psicopatologia precedenti l’uso di cocaina. Alcuni di questi hanno
espresso come la cocaina li abbia aiutati ad aumentare la loro
energia, a diventare più vitali e capaci di eseguire compiti.
Altri hanno
riferito un paradossale effetto calmante legato al consumo di
cocaina.
Conclusioni
L’eziologia
tra abuso di cocaina e disturbo da deficit di attenzione non è
chiara.
Quello che si
sa è che gli individui con disturbo da deficit mostrano spesso
reazioni paradossali sia a cocaina che a medicazioni stimolanti e
che una percentuale significativa di individui con strutture di
abuso di cocaina soffrono del disturbo da deficit di attenzione.
Sembra che i
sintomi del deficit di attenzione abbiano più impatto sullo
sviluppo di dipendenza da cocaina rispetto al disordine di
personalità antisociale
Bibliografia
di riferimento
“Bollettino
per le farmacodipendenze e l’alcoolismo anno XXXIII 2000, n.4
“Psichiatria
psicodinamica”, G. O. Gabbard
"Self
Medication Hypothesis: ADHD and Chronic Cocaine Abuse", Daniela
Plume B. A. / April, 1995 Nida