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Ultimamente
si è riscontrato un significativo aumento del consumo di cocaina
durante la gravidanza.
Sono quindi,
di conseguenza, aumentati l'interesse e gli studi relativi alle
alterazioni prodotte da questa sostanza durante la gestazione.
La cocaina
può superare la barriera placentare accumulandosi nei tessuti
fetali. (Shah et al., 1980).
La cocaina
esercita inoltre un'azione vasocostrittrice a livello dell'arteria
ombelicale, riducendo il flusso ematico e causando ipossia fetale.
(Mahalik al., 1984, Mactutus and Fechter).
Sono state
fatte molte ricerche in relazione alle alterazioni comportamentali
in neonati esposti in utero a cocaina, ma non sono state trovate
risposte precise.
Neonati di
madri che avevano assunto cocaina durante la gravidanza
mostravano, alla nascita, un peso inferiore e una minore
circonferenza cranica.
Queste
differenze sono state in arte attribuite ad una più alte incidenza
di parti prematuri.
Utilizzando
tecniche ecografiche, non invasive, sono state svolte interessanti
ricerche sul comportamento del feto in condizioni di controllo e
dopo l'assunzione di cocaina da parte della madre.
Queste hanno
permesso di vedere come, in caso di assunzione di cocaina, nel
feto si verifichino un maggior numero di movimenti, una maggior
irritabilità e la presenza di "scatti", indipendentemente dalla
dose assunta e dal tempo intercorso tra l'assunzione e
l'ecografia. (Hepper, 1995, Hume et al., 1989).
Studi clinici
finalizzati a capire quanto l'esposizione del feto a cocaina possa
causare successivamente disturbi neurocomportamentali hanno dato
risultati difficili da interpretare.
In genere si
è riscontrato nei neonati una ridotta capacità di interesse, una
minore abilità a rispondere agli stimoli in modo appropriato, una
maggiore irritabilità e una diminuzione dei riflessi. (Frank et
al., 1993, Neuspiel and Ham, 1991).
Vi è comunque
poco accordo sui risultati, probabilmente perchè vi sono vari
elementi che concorrono e che devono essere tenuti in conto quali,
dose, modalità e periodi di assunzione, uso di altre sostanze,
condizioni socio economiche e culturali. (Richardson and Day,
1991, Coles et al., 1992, Woods et al., 1993).
Studi
longitudinali finalizzati ad individuare eventuali disturbi
cognitivi in bambini esposti in utero a cocaina hanno evidenziato
alterazioni del linguaggio e del QI. ( Azuma and Chasnoff, 1993,
Richardson et al., 1995, an Baar, 1990).
In bambini
esposti a cocaina nel periodo gestazionela sono state individuate
sottili alterazioni del comportamento: a 3 o a 6 mesi i bambini
erano più irritabili, tra il 1° e il 2° anno mostravano disturbi
dell'attenzione e tra i 4 e 5 anni una maggiore impulsività e
minore capacità attentiva, soprattutto in situazioni di confronto
e di competizione nell'ambito del gruppo e della scuola. (Vogel,
1997).
Gli studi su
animali non hanno fornito risultati sempre omogenei, tuttavia la
maggior parte di questi suggerisce che l'esposizione a cocaina in
fasi ontogenetiche precoci induce nel roditore alterazioni nel
comportamento motorio, deficit dell'apprendimento, disturbi della
coordinazione, alterazioni dell'"habituation" e risposte
comportamentali a "challenges" di cocaina (Brouard et al., 1993,
Collins and Meyer, 1996, Dackis et 1989, Day and Richardson, 1993,
Ferrari and Riley, 1994, Frank and Zuckerman, 1993, Giros et al.,
1996, Heyser at al., 1995, Hyde and Bennett, 1994)
Sembra che la
cocaina, somministrata cronicamente nell'animale adulto, provochi
una sensibilizzazione del sistema dopaminergico a partenza
mesencefalica, inducendo una "down-regulation" se somministrata in
fasi ontogenetiche precoci. (Kalivas and Duffy, 1990).
Questo indica
che l'abuso di cocaina determina, a livello delle vie
dopaminergiche, processi molecolari specifici in rapporto al
particolare periodo di somministrazione.
L'esposizione
in utero a cocaina riduce la funzionalità dei sistemi di
trasduzione del segnale a carico del recettore D1 accoppiato alla
proteina G di tipo stimolatorio. Questa alterazione induce eventi
biochimici che possono influire sullo sviluppo e sulla attività
dei neuroni dopaminergici in aree cerebrali coinvolte nella
regolazione dei comportamenti influenzati da somministrazione
prenatale di cocaina. (Levitt et al., 1997).
Una revisione
sistematica di tutti gli studi pubblicati dal 1984 a ottobre 200
non conferma però l'ipotesi che la cocaina sia un agente
teratogeno.
Dall'analisi
dei dati estratti da 74 studi gli autori concludono che la cocaina
non può essere ritenuta la causa principale di difetti congeniti.
Molti dei
disturbi riscontrati nei neonati sono probabilmente legati ad
altri fattori associati a questo abuso (stile di vita, tabacco,
alcool, ecc.) (www.saperidoc.it).
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