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La storia della cocaina....
L’uso abituale di farmaci capaci di alterare le facoltà mentali
dell’uomo è un fenomeno storicamente antichissimo, esteso a
civilta differenti e ai più diversi gruppi etnici.
Così
la presenza di cocaina accanto a teschi trapanati ritrovati in
antiche tombe peruviane e nei capelli di mummie cilene del 2000
a.C. aiuta a comprendere come l’uso di questa sostanza sia
antichissimo. Sacchetti di corda contenenti foglie , fiori e anche
una forma masticata di coca sono stati ritrovati in corredi
funebri antecedenti al 2500 a.C., venuti alla luce ad Huaca Prieta,
sulla costa settentrionale del Perù.
In America Latina
La
parola “coca” deriva da kuka, nome indicante la pianta in lingua
quechua. Tuttavia secondo alcuni autori, la parola coca deriva dal
linguaggio di una popolazione indios antecedente l’avvento degli
Incas, denominata Aymara, i cui membri erano già in grado di
coltivare e usare la pianta: in lingua Aymara coca significa
semplicemente pianta o albero.
Furono gli Incas a fare della coca il fulcro del sistema
socio-politico e religioso: una leggenda Incas narra dell’origine
divina della pianta, che il primo imperatore Manco Capac condusse
con sé dai domini celesti fin sulle sponde del lago Titicaca, per
offrirla al suo popolo. Si tramanda che “i figli del sole”
avessero fatto dono all’uomo della foglia di coca dopo la
creazione dell’Impero, per “saziare gli affamati, dare nuovo
vigore ai deboli e agli esausti e far dimenticare agli infelici le
loro miserie”. Lo scopo della sua origine divina era quello di
ottenere, probabilmente, il massimo controllo politico e religioso
sulle popolazione dei territori conquistati. L’uso della coca
tuttavia non era concesso a tutti gli abitanti dell’Impero, ma
solo all’aristocrazia. Il sommo dono di poter masticare le foglie
della pianta corrispondeva alla completa accettazione
dell’individuo nell’aristocrazia e alla conversione alle religione
Incas. Attraverso questa ritualità, l’aristocrazia imponeva un
limite al consumo della pianta e, soprattutto, giustificava al
resto della popolazione la propria discendenza divina.
La
coca venne considerata dai conquistatori spagnoli come
manifestazione demoniaca. A metà del 500 il Governo proibì il
lavoro forzato e la somministrazione della coca poiché la pianta
veniva considerata opera del demonio, produttrice di forza solo
per intervento del maligno. Il secondo Concilio di Lima tentò di
limitarne l’uso presso le popolazioni peruviane, cilene e
boliviane. Ma questa decisione, sostenuta da esigenze politiche,
economiche e sociali, arrivò purtroppo tardi quando l’uso della
sostanza era ormai diffusissimo e la coltivazione al suo culmine.
La
coca divenne monopolio di Stato, per passare, verso la fine
dell’Ottocento, nelle mani di imprese private.
Amerigo Vespucci fu il primo europeo a descrivere la masticazione
di foglie di coca presso varie popolazioni del Nuovo Mondo. Nel
suo resoconto sulle abitudini selvagge della popolazione del
Venezuela, egli descrisse la pratica di masticare le foglie di una
certa erba verde, che provocava in loro strani effetti. Gli
indigeni usavano masticare le foglie secche o polverizzate
mescolate con una piccola quantità di materia alcalina (calce,
cenere di diverse piante o di ossa).
In Europa
L’interesse europeo per gli effetti psicostimolanti della coca
risale al diciannovesimo secolo, ispirato dagli affascinanti
resoconti di naturalisti, alcuni dei quali descrissero le
proprietà della coca avendone provato personalmente gli effetti.
Tra questi si distinse per la sua originalità Paolo Mantegazza,
neurologo italiano, che riferì la sua esperienza con un linguaggio
in cui si mescolano la passione “estetica” dello sperimentatore e
il misticismo delle scopritore di nuove dimensioni. Durante una
seduta a base di 31 grammi di coca scrisse “Quantunque fossi
immerso in uno stato di beatitudine indicibile,… potei appuntare
alcune bizzarre immagini, che mi passavano davanti agli occhi con
la rapidità del lampo. Eccone alcune: notando che per una che
poteva fissare sulla carta, dieci mi sfuggivano per la loro
successione troppo rapida….una grotta di merletti attraverso la
cui entrata si vede nel fondo una tartaruga d’oro seduta sopra un
trono di sapone … Una battaglione di penne d’acciaio che combatte
contro un’armata di cavaturaccioli…..” (“Sulle virtù igieniche e
medicinali della coca” – 1859)
Nel
1884 Freud S. pubblicò il primo dei suoi studi su questa sostanza,
che raccomandava come panacea per una varietà di malattie, non
ultima la sindrome depressiva. La indicava inoltre come rimedio
utile nel trattamento dell’esaurimento nervoso, dell’isteria,
dell’ipocondria, della neurastenia, dei disturbi digestivi e di
tutte quelle patologie che sono sostenute dalla degenerazione dei
tessuti, come l’anemia, la tisi, le malattie febbrili croniche,
ecc. Metteva, inoltre, in evidenza il suo effetto afrodisiaco, la
sua validità contro la sifilide, l’asma e le vertigini, il suo
potere anestetico locale e finanche la sua utilità contro la
dipendenza da morfina e contro l’alcolismo.
Numerose furono le ricerche che seguirono, condotte da prestigiosi
studiosi. Carl Koller, un oculista amico di Freud, sperimentò
l’alcaloide come anestetico per diversi interventi chirurgici
all’occhio. L’abitudine di sperimentare i farmaci su se stessi
invece che sugli animali, diede a questa però scoperta un risvolto
drammatico: questi studiosi svilupparono una grave forma di
tossicodipendenza, che si sarebbero trascinati per il resto della
vita.
La
controversia sulla validità dell’impiego della cocaina e sui
pericoli d’abuso si colorò del fantasioso stile dell’epoca. M.G.
Schultz suggerì che R.L. Stevenson avesse concepito l’inquietante
trama del suo Dr. Jekyll e Mr. Hyde sotto l’effetto della cocaina,
che lo stesso Freud gli aveva prescritto come rimedio contro la
tubercolosi. L’oculista A. Conan Doyle, più noto come ideatore del
personaggio di Sherlock Holmes, prese a riferire, nei suoi
racconti, dell’uso di cocaina fatto dal suo eroe.
Il
giovane chimico corso Angelo Mariani realizzò un vino a base di
coca che fu subito acclamato da cantanti d’opera e musicisti come
ottimo rimedio contro il mal di gola e come stimolante e tonico
nelle estenuanti performance virtuosistiche. Egli immise sul
mercato una vera e propria linea di prodotti a base di questa
sostanza , come il thé, le pastiglie e le losanghe Mariani. Lo Zar
e la Zarina, i regnanti inglesi, i sovrani svedesi e norvegesi,
ecc. furono assidui consumatori del suo vino, così come i più
grandi intelletti del tempo (Dumas, Zola, Duse, ecc.)
In
Italia, l’impiego di cocaina restò un’abitudine alla moda ancora
negli anni venti.
Negli Stati Uniti
Anche gli imprenditori americani giudicarono vantaggioso investire
nel mercato dei prodotti a base di cocaina. Fu così che J.S.
Pemberton lanciò inizialmente la French Wine Coca e durante il
proibizionismo la famosa bevanda (Coca-Cola) ottenuta con un
estratto non alcolico di foglie di coca, noci e di cola africana,
ricca di caffeina, il tutto disciolto in un dolce sciroppo di
zucchero.
Il
successo della coca e dei suoi preparati fu sostanzialmente legato
ad un impiego voluttuario che coinvolse soprattutto le classi più
elevate.
Le
conseguenze a livello medico indussero le forze di polizia e le
autorità a prendere gli adeguati provvedimenti in merito. In
alcuni Stati Americani il commercio e l’uso della cocaina senza
prescrizione medica furono dichiarati illegali; l’emanazione del
“Pure Food and Drug Act”, del 1906, costrinse i produttori di Coca
Cola ad eliminare la cocaina dalla ricetta.
Anche il razzismo contribuì all’emanazione delle leggi
anti-cocaina. Questa sostanza veniva utilizzata per rendere meno
faticoso il lavoro degli scaricatori neri che lavoravano nei porti
o degli schiavi nella coltivazione delle piantagioni.
A
partire dal 1880, le industrie farmaceutiche avevano reso
disponibili grosse quantità del prodotto, che poteva essere
somministrato per via endovenosa o più facilmente aspirato. La
pratica dello sniffing fu di gran lunga preferita dai consumatori,
perché non lasciava tracce sul corpo e consentiva un impiego
personale e privato. Questa modalità di somministrazione contribuì
notevolmente alla diffusione dell’uso della cocaina in ogni classe
sociale e culturale.
Il fascino ambiguo
della cocaina
Nel
1924 l’opera di Sajous, “Analytic Cyclopaedia of Practical
Medicine", oltre ad indicare le numerose indicazioni mediche al
trattamento con la cocaina, dedicò ampio spazio alla descrizione
dei rischi legati al suo abuso.
L’opera di Lewis Lewin “Phantastica. Narotic and stimulating drug,
treir use and abuse”, del 1931, rappresenta un altro caposaldo
rispetto alla valutazione scientifica dei pericoli dell’abuso.
In
questo testo l’autore ha descritto alcuni aspetti clinici quali:
“Fragilità mentale, irritabilità, pensiero paranoide, sospetto,
rancore e diffidenze per gli altri, interpretazione falsate della
realtà, gelosie infondate, … “
Nonostante queste informazioni relative agli effetti “rischiosi”
la sostanza non era ancora destinata ad uscire di scena. Nel
luglio del 1921, James Joyce, revisionando l’ultimo capitolo dell’Ulysses,
iniziò la stesura sotto l’effetto della cocaina che gli era stata
prescritta per curare una fastidiosa forma di irite.
La
seconda guerra mondiale portò con sé una recrudescenza del suo
uso.
Diversi rappresentanti dell’organizzazione politica e militare
furono probabilmente cocainomani.
L’
”uso sociale” della cocaina è poi proseguito, fino ai giorni
nostri, interessando la gente dello spettacolo e musicisti,
rappresentanti del jet-set e letterati, tanto in Europa quanto in
America.
Negli anno ’90 questa droga ha conquistato larghe masse di adepti
in quegli indifferenziati luoghi di ritrovo che sono le
discoteche.
Essa
continua, ancora ai giorni nostri, ad esercitare il suo fascino
ambiguo e a mietere le sue vittime.
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Le caratteristiche farmacologiche della cocaina
(Da Luca Pani e Walter Fratta, Farmacocinetica della cocaina: i
segreti chimici della foglia delle Ande, Medicina delle
farmacodipendenze, febbraio 1994, a. II, n. 2, 34-35 ).
La cocaina è presente come alcaloide
nelle piante appartenenti alla famiglia delle eritroxilacee e, in
maggior quantità, nell’Eritroxylum Coca e nell’Eritroxylum
Novogranatense, due arbusti a crescita spontanea del Sud America.
La prima fase di lavorazione della cocaina partendo dalle foglie
consiste nell’estrazione della cosiddetta “pasta di coca”,
ovvero “cocaina grezza”, costituita da una miscela di tutti
gli alcaloidi con un contenuto in cocaina pari a circa i due terzi
del totale. Tale pasta viene prodotta trattando le
foglie secche con acido solforico diluito e precipitando dalla
soluzione risultante gli alcaloidi in forma di basi, facendo uso
di sodio carbonato. La pasta di coca viene spesso esportata e
venduta in questa forma.
Si presenta come un ammasso biancastro o marrone: viene assunta
tramite fumo inserendone una porzione nell’estremità di una
sigaretta confezionata con tabacco o mariyuana oppure in pipe.
La cocaina grezza viene purificata con diverse modalità. Un metodo
estrattivo prevede che questa venga sciolta in alcool e
successivamente neutralizzata con acido solforico. Il cloridrato
di cocaina, che è poco solubile, precipita allo stato cristallino
per aggiunta di acido cloridrico.
La forma più diffusa nel mercato
clandestino è la cocaina cloridrato, dal tipico
aspetto bianco, cristallino, amaro, molto solubile in alcool, poco
in acqua fredda.
Il cloridrato di cocaina può essere dunque iniettato facilmente
per via sottocutanea, intramuscolare, endovenosa.
La cocaina viene rapidamente e facilmente assorbita da ciascuna
delle vie abituali di somministrazione (nasale, orale, endovenosa
o polmonare).
L'assunzione di cocaina per via nasale è comunque quella
solitamente preferita dai consumatori abituali. I cristalli di
cocaina cloridrato, finemente tritati, disposti su un piano rigido
sino a formare una striscia lineare, vengono inalati mediante una
cannuccia nasale. Ciascuna striscia contiene da 10 a 40 mg di
cocaina secondo il grado di purezza della sostanza. In pochi
minuti inizia l’effetto euforizzante che si protrae per altri
25-45 minuti.
Al termine di questa prima fase appare una sindrome caratterizzata
da irritabilità, agitazione e depressione.
Il desiderio di provare il piacere iniziale e di sfuggire
all’ansia conducono all’uso compulsivo della sostanza, con
rapidissimo aumento delle dosi e della frequenza d’uso. Si arriva
a vere e proprie “abbuffate”, le cosiddette binges, durante
le quali il soggetto tende a non alimentarsi, è insonne,
aggressivo, agitato e il suo umore tende ad assumere toni
spiacevoli.
Tali “binges” si protraggono diversi giorni sino all'esaurimento
psicofisico del soggetto, che piomba in uno stato di
torpore-apatia con conseguente abbandono dei contatti sociali,
incapacità nel mantenere impegni lavorativi, trascuratezza fisica,
depauperamento economico.
Spesso i soggetti che usano abitualmente sostanze psicoattive per
via endovenosa provano anche la cocaina facendone però un uso
saltuario, non continuativo. Ciò è dovuto all’eccesso di
iperattività psicomotoria causato dalla sostanza che rende
necessario l’uso combinato della stessa con narcotici (eroina o
morfina).
L'uso endovenoso della cocaina, per le sue caratteristiche
farmacocinetiche, provoca effetti associabili a quelli del crack.
La cocaina, opportunamente trattata, può essere assunta anche per
via orale.
La via sottocutanea e quella intamuscolare, a causa dell’effetto
vasocostrittore, comportano un assorbimento più lento; pertanto
gli effetti sono meno rapidi rispetto all’assunzione per via
endovenosa.
Dal riscaldamento della cocaina idrocloruro con soluzione acquosa
di bicarbonato di sodio o di ammoniaca e per successiva
separazione con un solvente (etere) e liofilizzazione finale, si
ottiene un composto intermedio detto crack.
L’uso del crack si diffonde negli Stati Uniti negli anni ’80,
particolarmente tra i giovanissimi, grazie anche al suo basso
costo di mercato.
Il crack si presenta sotto forma di piccoli cristalli opalescenti
aggregati fra loro a costituire panetti di colore crema-biancastro
che - al momento del loro utilizzo - vengono frantumati e fumati
con diverse modalità.
Il termine con cui viene designata tale sostanza di sintesi deriva
dal tipico rumore “cracking” che producono i cristalli
contenuti nella miscela quando vengono riscaldati.
Il procedimento che richiede il crack per essere fumato è rapido
(circa venti minuti di tempo), economico e non necessita di una
particolare attrezzatura: sono sufficienti un forno a microonde,
un piatto caldo o un cucchiaio.
Il crack viene sminuzzato in parti secondarie, i chips, che
vengono introdotte in apposite pipe, solitamente ad acqua. Il
raffreddamento del fumo è indispensabile per l’integrità della
struttura chimica della sostanza e per il suo maggiore
assorbimento.
Un piccolo frammento di crack, fumato, può indurre un effetto
della durata di 20-30 minuti, al termine del quale l’euforia e la
violenta ebrezza vengono sostituite da una forte sensazione
depressiva, accompagnata da prurito irrefrenabile.
Frequentemente, questa sensazione è di tale intensità e
sgradevolezza da costringere il consumatore ad assumere
immediatamente una seconda dose dopo pochi minuti dalla prima.
L’assunzione ripetitiva, a brevissimi intervalli di tempo e a
concentrazioni progressivamente crescenti conduce facilmente il
soggetto ad un “crollo” psicofisico.
Questa modalità di somministrazione ha quindi un elevatissimo
potenziale d’abuso e di overdose, data l’ampiezza delle
oscillazioni del tono dell’umore, lo stato maniacale e l’intensa
irritabilità e tristezza che ne possono derivare.
Il soggetto che fa uso di crack può associare al composto, per
amplificarne gli effetti, ipnotici, sedativi, amfetamine, alcol o
eroina.
La sindrome d’astinenza da crack si manifesta con variegato
corredo sintomatologico: brividi, tremori, dolori muscolari, fame,
sonno, depressione acuta...
Simile al crack - ma talora identificato con esso (il crack
sarebbe infatti cocaina base libera preparata con sodio
bicarbonato) - è il free-base, chiamato anche rock.
La cocaina free-base, ovvero cocaina sotto forma di base
libera, viene usata soprattutto negli Stati Uniti a partire dagli
anni ’70. Si ottiene dalla cocaina cloridrato per riscaldamento e
aggiunta di bicarbonato di sodio in soluzione acquosa; essa è più
purificata rispetto alla pasta di coca (non contenendo le impurità
derivanti dalla trasformazione delle foglie) e presenta un’elevata
volatilità rispetto al sale cloridrato: ciò consente alla cocaina
free-base di essere facilmente fumata, sia pura che mescolata a
tabacco o a mariyuana.
L’assunzione della cocaina base libera tramite fumo garantisce
effetti più rapidi ed intensi rendendo tale derivato di sintesi
maggiormente tossico rispetto alla cocaina cloridrato. La
free-base raggiunge infatti l’encefalo (attraverso il passaggio
polmoni/ sangue/barriera emato-encefalica) in meno di dieci
secondi contro i venti/quaranta della cocaina cloridrato. La sua
potenza è valutata in misura pari a cinque/sei volte rispetto a
quella della cocaina cloridrato. Tuttavia, poiché gli effetti
decadono più rapidamente (dieci minuti al massimo) essa viene
assunta - rispetto alla cocaina cloridrato, assunta per via
intranasale - con maggiore frequenza e periodi intervallari più
brevi tra un’assunzione e l’altra. Il pericolo di overdose
è quindi maggiore in quanto si tratta di una forma di assunzione
paragonabile a quella per via endovenosa per la quale ci sono,
anche per la cocaina, i rischi di intossicazione acuta locale.
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La cocaina di strada
La cocaina pura, quando
viene immessa sul mercato, è inevitabilmente soggetta a tagli.
Il "taglio" può
avvenire in diverse maniere. A livelli più alti l'adulterante
viene sciolto assieme alla sostanza e poi trattato con questa per
ottenere i "blocchi", mentre a livelli più bassi questo viene
mescolato direttamente alla polvere.
Si possono individuare
tre categorie di sostanze usate per il taglio:
tagli attivi: sostanze
che hanno effetti psicoattivi simili a quelli della cocaina;
tagli cosmetici:
sostanze che simulano alcuni effetti collaterali della cocaina
tagli inerti: sostanze
che servono ad aumentare il volume.
E' importante
sottolineare come il non conoscere il contenuto di ciò che si
assume possa essere causa di rischi aggiuntivi, soprattutto se
l'uso è endovenoso.
Le informazioni
relative alle sostanze adulteranti risalgono agli anni ottanta.
I tagli attivi sono
sostanze stimolanti, come amfetamine e simili, con effetti
analoghi a quelli della cocaina ma più percepibili fisicamente e
con effetto più duraturo. Altra sostanza di taglio è la caffeina.
I tagli cosmetici
vengono fatti con sostanze utilizzate in medicina come anestetici
locali (lidocaina, efedrina..). Queste sostanze possono essere
molto pericolose per via endovenosa ( rischio di collasso,
convulsioni, embolie).
La sostanza ideale
utilizzata per i tagli inerti è la mannite, un farmaco lassativo
per i bambini di aspetto simile a quello della cocaina e pochi
effetti collaterali.
Questi sono dati
ricavati da ricerche effettuate negli stati uniti negli anni
settanta.
In Italia gli
adulteranti più frequenti sono lidocaina e mannite.
(G.Arnao, "Cocaina e
crack-Uso, abuso e costumi", Feltrinelli)
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Gli effetti fisici della cocaina
<< Le
complicanze mediche dell'uso di amfetamine e della cocaina si
verificano con maggiore probabilità in individui sofferenti di
epilessia, ipertensione arteriosa, compromissione del sistema
immunitario, malattie cardiache e respiratorie.
Bassi e
medi dosaggi provocano stimolazione adrenergica, vasocostrizione
con aumento della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca,
della temperatura cutanea e del diametro pupillare. Alti dosaggi
portano ad ulteriori aumenti della pressione sanguigna, della
frequenza cardiaca e della temperatura cutanea, vampate, cianosi,
dolori al petto, vertigini, nausea e vomito. L'intossicazione
grave, specialmente come risultato del fumo o dell'iniezione di
cocaina, può determinare aritmie cardiache, convulsioni, emorragie
cerebrali, temperatura elevata e disturbi respiratori. Le
convulsioni sono più probabili nell'intossicazione da cocaina
rispetto a quella da amfetamina. La morte è più probabile che si
verifichi se la cocaina viene assunta in combinazione con oppiacei
e per via endovenosa. Complicazioni: lo "snorting" di cocaina può
far "colare" o "tappare" il naso e causare l'infiammazione, il
rigonfiamento, l'ulcerazione o la perforazione del setto nasale;
l'uso intravenoso può causare le stesse complicazioni dell'uso
i.v. di oppiacei, inclusi ascessi cutanei, setticemia, tetano,
tromboflebiti ed epatiti; il fumo di cocaina "base libera" o
"crack" può provocare complicanze polmonari. >> (Da: A cura di
Icro Maremmani, "Manuale di Neuropsicofarmacoterapia Psichiatrica
e dell'Abuso di Sostanze", Pacini Editore, 2001 Pisa, pag. 76)
Viene
descritta anche una sindrome detta “polmone da crack” con
sintomatologia tipica della polmonite: dolore toracico, difficoltà
respiratoria, febbre.
L’uso
cronico di cocaina, diminuendo le scorte di dopamina, può inoltre
causare un aumento di produzione di prolattina, un aumento del
volume della mammella, la secrezione di latte dal seno e l'assenza
del ciclo mestruale. La libido è diminuita con riduzione della
performance sessuale, impotenza nell’uomo e anorgasmia nella
donna.
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Gli effetti psicologici della cocaina
<<La cocaina ha potenti effetti
euforizzanti e i soggetti possono sviluppare dipendenza dopo aver
usato la sostanza per periodi di tempo brevi.
Un segno di dipendenza è quando il soggetto
trova sempre più difficile non ricorrere all'uso>> (DSM IV pag.
267).
La cocaina è una sostanza di abuso ad azione breve (effetti limitati
nel tempo), che produce una sensazione istantanea di benessere,
fiducia ed euforia.
In seguito si possono sviluppare rapidamente modificazioni
comportamentali drammatiche, soprattutto in associazione a
dipendenza.
In un contesto di dipendenza da cocaina a lungo termine si osservano
i seguenti effetti: comportamenti irresponsabili, isolamento sociale e disfunzioni
sessuali. Può scaturire un comportamento aggressivo.
L'intossicazione acuta può essere associata ad un eloquio
digressivo, cefalea, idee di riferimento transitorie e tinnito
(alterazione uditiva). Possono verificarsi ideazione paranoide,
allucinazioni uditive e tattili (soprattutto formicolii).
Durante l'astinenza sono comuni questi effetti: modificazioni dell'umore, come
depressione con pensieri di suicidio, irritabilità, mancanza di
interesse, labilità emotiva o turbe dell'attenzione e della
concentrazione.
L'assunzione di <<dosi basse e moderate provoca euforia, sensazioni
di aumentata forza fisica e capacità mentale, ridotto senso di
fatica e ridotto appetito. Dopo l'uso endovenoso o dopo aver
fumato, viene descritta una varietà di sensazioni intense e
piacevoli. Alti dosaggi possono condurre a un particolare
comportamento ripetitivo, il bruxismo, ad allucinazioni tattili,
formicolii, diminuita concentrazione, insonnia, perdita di peso,
agitazione, tremore, irritabilità e paranoia.
Gli stimolanti del SNC (effetti della cocaina sul SNC) possono indurre quella che viene tecnicamente
chiamata psicosi paranoidea, clinicamente indistinguibile da
quella schizofrenica. Tale psicosi si può verificare in individui
sani, psicologicamente stabili, dopo un uso della sostanza anche
di breve durata. Si manifesta con deliri di persecuzione, idee di
riferimento, labilità emotiva e allucinazione uditive, visive e
tattili bizzarre. Il paziente rimane ben orientato e vigile.
L'aggressività fisica può derivare dall'irritabilità e dalla
paranoia. I sintomi scompaiono rapidamente nel giro di pochi
giorni o, al più, di qualche settimana, ma la sospettosità e le
idee di riferimento possono persistere per mesi dopo che la
psicosi manifesta si è risolta. Una diagnosi di psicosi indotta da
sostanze deve essere sospettata quando si ritrova la sostanza
nelle urine, quando il suo uso viene riferito, quando sono
presenti le complicazioni fisiche, o quando i sintomi scompaiono
rapidamente>> (Da: A cura di Icro Maremmani, "Manuale di
Neuropsicofarmacoterapia psichiatrica e dell'Abuso di Sostanze",
Pacini Editore, 2001 Pisa, pag 77).
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Cocaina e gravidanza
Negli ultimi anni sembra essere
aumentato il consumo di cocaina in gravidanza, con conseguente
aumento dell'interesse per lo studio sulle conseguenze per il
bambino legate all'uso di tale sostanza da parte della madre.
La cocaina può infatti superare la
barriera placentare accumulandosi nei tessuti del feto.
A livello dell'arteria ombelicale
sembra che questa possa esercitare un'azione vasocostrittrice
riducendo il flusso del sangue e causando carenza di ossigeno nel
feto.
Sono state fatte molte ricerche per
capire quali alterazioni comportamentali l'assunzione di cocaina
da parte della madre durante la gestazione possa provocare nel
nascituro, ma sono state trovate poche risposte precise.
Sembra che bambini nati da madri
cocainomani abbiano alla nascita un peso inferiore e una ridotta
circonferenza cranica.
Studi fatti utilizzando la tecnica
ecografica hanno rivelato che l'assunzione di cocaina da parte
della madre causa un maggior numero di movimenti nel feto, una
maggiore irritabilità e la presenza di scatti, indipendentemente
dalla dose assunta e dal tempo che passava tra l'assunzione e
l'ecografia.
Gli studi finalizzati a rilevare la
relazione esistente tra l'assunzione di cocaina da parte della
madre e i disturbi neurocomportamentali del bambino hanno fornito
comunque risultati di difficile interpretazione.
Vi è poco accordo tra i risultati
probabilmente perchè vi sono vari elementi che è importante tenere
in conto quali la dose assunta, la modalità e il periodo di
assunzione, l'uso contemporaneo di altre sostanze e le condizioni
socio-economiche e culturali.
Studi fatti a distanza di tempo per
valutare i disturbi cognitivi nei bambini esposti a cocaina
nell'utero hanno rilevato l'esistenza di un'alterazione del
linguaggio e del QI.
Studi recenti indicano che bambini
esposti a cocaina durante la gestazione manifestavano alcune
alterazioni del comportamento: a 3 o a 6 mesi erano più
irritabili, tra il 1° i il 2° anno avevano disturbi
dell'attenzione e tra i 4 e i 5 anni mostravano maggior
impulsività e minor capacità attentiva.
La letteratura sperimentale tende a
sottolineare come le alterazione prodotte dall'assunzione di
cocaina siano subdole e necessitino di metodi sensibili per essere
evidenziate.
Gli studi fatti con gli animali
sembrano convergere con i risultati di quelli fatti con i bambini:
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L'astinenza da cocaina
Da: A cura di Icro Maremmani, "Manuale di
Neuropsicofarmacoterapia psichiatrica e dell'Abuso di Sostanze",
Pacini Editore, 2001 Pisa, pag 77.
La cocaina e l'amfetamina non provocano una
sindrome da astinenza pericolosa per la vita... Chi fa uso di
stimolanti riferisce comunque una varietà di sintomi quando ne
interrompe bruscamente l'uso cronico ad alti dosaggi o quando gli
effetti della sostanza svaniscono lentamente. Il craving è il
maggior responsabile delle ricadute. Mantenere un soggetto lontano
dalla cocaina, in assenza di una terapia, è molto arduo.
Quando dopo "periodi" di uso massiccio il
tossicomane cessa l'assunzione o per debilitazione fisica o per
l'impossibilità di reperire la sostanza, gli effetti euforizzanti
lasciano il posto alla letargia, all'aumento dello stimolo della
fame, alla disforia e al craving per più sostanze. Il tossicomane
può dare inizio ad un nuovo "periodo" e ripetere il ciclo. La
tolleranza si sviluppa nei confronti degli effetti euforizzanti,
anoressizzanti (assenza di appetito), ipertermizzanti (aumento
della temperatura) e cardiovascolari. La tolleranza non sembra
svilupparsi nei confronti degli effetti psicotomimetici,
antifatica e antiipercinetici delle amfetamine.
Se la sostanza viene interrotta, i sintomi
dell'astinenza includono intenso craving, depressione del tono
dell'umore fino a pensieri suicidi, irritabilità, astenia,
rallentamento psicomotorio, nausea, tremori, appetito vorace e
disturbi del sonno. I sintomi raggiungono l'apice 48-72 ore dopo
l'ultima assunzione e possono durare per parecchie settimane. Per
quanto riguarda il trattamento il paziente va tenuto sotto stretta
osservazione per la depressione del tono dell'umore e le
conseguenti idee di suicidio. Va rassicurato che la depressione è
un effetto, limitato nel tempo, dell'astinenza da stimolanti. Se
la depressione persiste per parecchie settimane va considerata la
possibilità di un sottostante disturbo dell'umore e può essere
instaurato un trattamento con antidepressivi. Vari approcci
farmacologici sono stati proposti per ridurre sia l'euforia
indotta che la "fame" di sostanze.
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I trattamenti per la dipendenza da cocaina
Trattamenti per l'intossicazione acuta
Trattamenti per la dipendenza
La dipendenza dalla cocaina è essenzialmente una dipendenza di
tipo psicologico. Interrompere l'uso della sostanza non provoca
quindi una sindrome di astinenza fisica come la dipendenza da
eroina. La dipendenza psicologica però non è meno grave e crea
diversi disagi appunto di tipo psicologico.
La dipendenza da cocaina può essere curata
considerando che essa provoca sia dei
disturbi fisici che dei
disturbi carattere psicologico. Per tanto è indispensabile essere
la presa in carico di una equipe multiprofessionale che aiuti la
persona dipendente ad affrontare tutte le problematiche derivanti dall'uso
della sostanza.
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Uso cocaina ma.. | Non
uso cocaina ma... |
Professionisti |
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Per contattare direttamente
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on-line che permette di verificare in modo del
tutto anonimo il proprio grado di coinvolgimento
con la cocaina. |
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informazioni contattare |
Webcocare
ASL TO 2
DIPARTIMENTO DI PATOLOGIA DELLE DIPENDENZE CLAUDE OLIEVENSTEIN |
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011 8124101
Lun e
Ven 10,00-14,00
Via Degli Artisti 24 Torino
Mail: info@webcocare.it
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